Le Terme di Agrippa.

La costruzione delle Terme volute da Marco Vipsanio Agrippa ebbe inizio intorno al 25 a.C. per terminare nel 19 a.C. quando venne inaugurato l’Acquedotto Vergine, fatto realizzare dallo stesso Agrippa, che le avrebbe alimentate.

Ubicate nella parte meridionale del Campo Marzio (zona posteriore del Pantheon) il complesso termale si presentava come un edificio composto da una grande sala circolare coperta da una cupola attorno alla quale si articolavano ulteriori ambienti. La pianta dell’edificio, che misurava circa 100m di larghezza e 120 di lunghezza, ci è nota da un frammento della Forma Urbis e attraverso i disegni e gli studi realizzati in età rinascimentale dall’architetto Andrea Palladio. Le rovine, però, presentano delle differenze rispetto ai disegni palladiani. L’architetto infatti addossa le terme al Pantheon, integra nel complesso la Basilica di Nettuno e  distribuisce gli spazi intorno ad una sala centrale.

Terme di Agrippa
Pianta delle Terme di Agrippa
Terme di Agrippa, Disegno di Andrea Palladio, Vicenza, Pinacoteca di Palazzo Chiericati.
Terme di Agrippa, Disegno di Andrea Palladio, Vicenza, Pinacoteca di Palazzo Chiericati.

Solo dopo la morte di Agrippa, avvenuta nel marzo del 12 a.C, le terme, inizialmente private, vennero aperte al popolo romano (come da volere testamentario) diventando così uno dei primi grandi impianti termali di carattere pubblico.

Tra le tante statue che componevano la ricca decorazione del complesso vi era l’Apoxyomenos. La statua bronzea, realizzata dallo scultore greco Lisippo e databile tra il 330 ed il 320 a.C. rappresenta un atleta intento a detergersi il corpo con lo strigile. Le braccia protese in avanti (tesa la destra e piegata la sinistra) rompono la tradizionale frontalità della scultura greca contribuendo così a realizzare la prima opera “a tutto tondo” della statuaria antica. Oggi dell’Apoxyomenos rimane solo una copia marmorea (risalente al I secolo d.C.) rinvenuta alla metà dell’800 nel quartiere di Trastevere ed ora conservata ai Musei Vaticani.

Apoxyomenos, Lisippo, Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani)
Apoxyomenos, Museo Pio-Clementino (Musei Vaticani)

Le terme furono interessate in età romana da diversi interventi di restauro. Abbandonate intorno al VII secolo, le strutture vennero smantellate (per tutta l’epoca medievale) per riutilizzarne i materiali edilizi nelle nuove costruzioni realizzate nella zona del Campo Marzio.

Roma, Via dell'Arco della Ciambella.
Roma, Via dell’Arco della Ciambella.

Attualmente in via dell’Arco della Ciambella, è visibile solo una parte della grande Sala Rotonda, che in origine misurava 25 metri di diametro e 10 metri di altezza, che mantiene il suo sviluppo verticale fino all’inizio della cupola. Fino al Seicento la sala circolare era pressoché intera ed infatti veniva popolarmente chiamata lo Rotulo o lo Tondo, da cui si fa derivare la definizione di “ciambella”. Anche l’arco a cui fa riferimento il nome della via apparteneva alle stesse terme, ma venne abbattuto nel 1621 nel corso degli interventi di sistemazione urbanistica eseguiti per volontà di papa Gregorio XV.

 

BIBLIOGRAFIA

Rodolfo Lanciani, Il nuovo frammento della Forma Urbis e le Terme di Agrippa, in“Bullettino della Commissione Archeologica Comunale di Roma”, 1901.

Antonio Maria Collini, La sala rotonda delle Terme di Agrippa, in “Capitolium”, 1957.

Filippo Coarelli, Guida archeologica di Roma, 1984.

Pierluigi De Vecchi, Elda Cerchiari, Arte nel tempo (vol. 1), 1992.

Celestino Foppiani, Le fabbriche e i disegni di Andrea Palladio e le terme, 2010.

A cura di Martina Iele.